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Ghetti Francesca

Page history last edited by Francesca ghetti 9 years ago

PORTFOLIO

Ad ogni incontro devi esprimere i tuoi pensieri sul film proposto editando questa pagina e scrivendo nello spazio sotto a ciascuna domanda

 


12 ottobre 2010: CARO DIARIO di Nanni Moretti, Italia 1993 (IV episodio: Medici) 30'

 

Che ti senti di dire dopo aver visto questo film?

 

Questo film mette in luce i problemi della medicina di oggi e io posso solo confermare che questi problemi sono reali perchè li sto vivendo in questi ultimi anni.

La medicina è la professione, se così può essere definita, più umana e più coinvolgente che esista e così dovrebbe rimanare. Un medico orgoglioso e chiuso non è più un medico vero e proprio, ma diventa uno schiavo dei soldi e dell'orgoglio che la sua condizione gli porta.

Credo che Nanni Moretti abbia voluto far capire quanto sia importante l'umiltà nella pratica medica: umiltà vuol dire ascolto del paziente come se fosse una persona cara (quindi con la massima attenzione), vuol dire non sottovalutare o minimizzare il dolore fisico-morale che il paziente ha, umiltà vuol dire tener conto dei pareri altrui e ammettere la propria ignoranza quando non si conosce la diagnosi.

 

 

 

La visione del film che riflessioni ha indotto sulla tua idea della professione medica?

 

La mia idea di medico è quella di una persona che si spende ogni giorno per aiutare gli altri, per dare conforto e cure a chi ne ha bisogno.

Dopo questo film la mia idea di medico non è cambiata, anzi si è rafforzata.

Vedere il comportamento freddo e a volte arrogante dei medici nel film mi ha convinto ancora di più su quale medico voglio diventare io.

Voglio essere un medico umano, un medico che tratta il paziente come un fratello, un amico.

 

 

 

Allega tutte le integrazioni che vuoi (articoli di giornale, riferimenti a film, documentari o video, citazioni da libri, poesie, immagini, siti web, ecc.)

 

 

Questa foto direi che parla da sola, comunque rappresenta pienamente il tipo di medico che vorrei diventare, ma non solo rappresenta il mio ideale di medico e quindi anche la persona alla quale affiderei la mia vita senza timore.

Secondo me il paziente deve arrivare a fidarsi pienamente del medico, ma questo è possibile solamente se il medico si comporta da amico quindi ascolta,è sincero e consola. 

 

Il medico esercita su di me un doppio effetto dal quale non so difendermi: mi spaventa e non mi rassicura. Se mi dice: "Lei ha la tal malattia", gli credo. Se mi dice: "La guarirò", non gli credo più.
Georges Courteline

Direi che questa frase dimostra abbondantemente la mia tesi..se il paziente non si fida più del medico come farà il medico a guarirlo? E' tutto un gioco di complicità e complementarietà: il paziente ha la malattia e il medico sa come curarla..ma se il paziente non si fida del medico il dualismo è finito.

Il medico non deve mai dimenticare che lui per primo è uomo-paziente solo dopo è medico!


19 ottobre 2010: UN MEDICO UN UOMO di Randa Haines, USA 1991, 124'

 

Che ti senti di dire dopo aver visto questo film?

A differenza del primo film che abbiamo visto, questo mostra sì i difetti dei medici, la loro indifferenza versoi pazienti e le mura di orgoglio che fanno loro da schermo nei confronti della sofferenza altrui, ma mostra anche che queste mura si possono abbattere, che anche una persona all'apparenza forte e sicura di sè possa rivelarsi vulnerabile nei confronti della malattia.

In questo caso la malattia è vista non solo in maniera negativa, anzi, viene messo in luce come questa possa avere un effetto benefico e "curativo".

 

La visione del film che riflessioni ha indotto sulla tua idea della professione medica?

Sono sempre più convinta che fare il medico non sia un lavoro o un mestiere, ma una vera e propria missione.

Parlo di missione nel suo segnificato più ampio (nè ateo nè religioso): il medico è un missionario perchè si occupa dell'uomo e di ciò che più mette in luce la sua umanità, di ciò che lo rende più fragile e debole:la sofferenza.

Fare il medico non è come fare l'operaio (non lo dico per svilire questo lavoro, tutti i lavori sono degni di rispetto) perchè chi lavora in fabbrica finite le sue otto ore torna a casa e fino al giorno seguente non si parla più di lavoro, il medico invece non smette mai di essere medico, lo è 24 ore al giorno e per tutta la vita.

Il rischio è che dopo anni il medico faccia l'abitudine alla sofferenza e consideri i pazienti come auto rotte da risistemare; il rischio è che la sua missione diventi lavoro.

Sogno di fare il medico da quando sono piccola proprio perchè mi sono innamorata dell'aiutare la gente e quindi spero di non diventare mai un "lavoratore", ma di rimanere sempre un "missionario".

Credo non sia difficile abituarsi alla sofferenza,più che altro si fa per comodità, così si soffre di meno.. ma nel momento in cui, per così dire, ci si fa il callo allora che senso ha fare il medico?

 

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Quando un medico si ammala 

di Giorgio Geraci (medico affetto dal cancro)

 Psichiatra-Psicoterapeuta

Febbraio 2008

  

"Il Ministro della Salute, Livia Turco, ha insediato il 6 settembre 2007 la "Consulta dei medici ammalati", composta da medici specializzati in varie discipline e attivi in diverse istituzioni sanitarie e universitarie del Paese, uniti da una storia personale di malattia e sofferenza che li ha portati a maturare la volontà di contribuire all'affermazione di un nuovo rapporto con il malato e più in generale ad una compiuta umanizzazione delle cure, quali elementi essenziali per una sanità più

vicina ai bisogni dei cittadini.

La Consulta ha come compito primario quello di elaborare un "Libro Bianco" di proposte per il rinnovamento della medicina e della sanità, a partire da una diversa attenzione per la formazione degli operatori, la umanizzazione della assistenza, l'informazione e la comunicazione, il rapporto con i pazienti, l'attenzione per la qualità della vita come parte strutturale del percorso di cura in tutte le sue fasi utilizzando le particolari sensibilità derivanti dalla sintesi tra conoscenze scientifiche e tecnologiche ed esperienza personale della malattia. "

 

Ho trovato questo articolo su internet e mi ha colpito e meravigliato sapere dell'esistenza di questo Consiglio.

Credo che sia un'ottima iniziativa per vaccinare i medici contro l'indifferenza e l'orgoglio che li rendono medici poco umani.

Questo articolo (qui riportato in minima parte) conferma che la malattia non è solo un mostro terribile da debellare, ma a volte può essere la medicina che cura la persona e che la fa tornare umana.

Vorrei ricordare anche questo dottore, Mario Melazzini. Lui è uno di quei medici che si è trovato a diventare paziente da un giorno all'altro a causa della SLA..una malattia davvero dolorosa sia fisicamente che moralmente. Sentendo parlare quest'uomo, sentendo la sua grande voglia di fare e di dare mi sono commossa.

Lui stesso dice che la malattia gli ha cambiato la vita, ma gli ha anche aperto gli occhi. Credo di non sbagliarmi affermando che ora lui sia un medico migliore, un medico attento ai pazienti, che ascolta, un medico che comprende fino in fondo la paura, la sofferenza e anche l'imbarazzo dell'essere paziente.

 

 

16 novembre 2010: IL GRANDE COCOMERO di Francesca Archibugi, Italia 1993, 96'

 

Che ti senti di dire dopo aver visto questo film?

Dopo aver visto questo film torno a ribadire quello che ho scritto per il primo film che era stato proposto: la medicina occidentale è molto indietro riguardo le malattie e il dolore causati in buona parte dallo stress.

In quinta elementare ho cominciato a soffrire di colite e già a quell'età non riuscivo a digerire alcuni alimenti.

La colite poi mi è stata diagnosticata come colite spastica e quindi dovuta in gran parte allo stress, alla stanchezza.. mi hanno prescritto delle medicina, ma dopo qualche mese già non avevano più l'effetto voluto. Mi hanno poi detto che soffrivo a causa di molte intolleranze alimentari che mi erano state trovate e quindi ora sono due anni che mangio solo certi alimenti e nonstante questo il dolore non passa.

Ho avuto anche altri problemi (labirintite,vertgini e altri problemi intestinali..) ma tutti venivano liquidati con delle medicine, praticamente nessun dottore a cercato di trovare il problema alla radice.

Anche Pippi era stata imbottita di farmaci, era terrorizzata dalla sua malattia, o per dirlo meglio era disgustata dal suo male perchè la rendeva diversa e quindi bersaglio di scherzi e prese in giro.

Per evitare che accadano ancora episodi del genere è necessario fare due cose: ascoltare chi ci sta di fronte, ascoltarlo fino in fondo e guardarlo negli occhi.

 

 

La visione del film che riflessioni ha indotto sulla tua idea della professione medica?

 

Durante le lezioni di storia della medicina la prof. Lippi ci ha detto che nell'antichità l'unica fonte per capire il tipo di malattia che affliggeva il pazinte era l'ascolto, ovvero la testimonianza del paziente che descriveva a parole il suo male.

Secoli dopo, con la scoperta di strumenti e di tecniche per fare diagnosi, la testimonianza diretta è passata in secondo iano perchè meno oggettiva.

Oggi rischiamo di tralasciarla completamente, di dimenticarla a causa della nostra presunzione di saper risolvere quel caso.

Il medico non è un matematico che deve risolvere un'quazione! Il paziente non è un numero e non è nemmeno oggettivo, ma roprio per questo non può essere inserito in uno schema.

 

 

 

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L'arte della medicina consiste  nel tenere allegro il paziente mentre la natura opera la guarigione. (Voltaire)

 

Il mio dottore mi diede sei mesi di vita, ma quando non lo potei pagare me ne diede altri sei. (Milton Berle) (Walter Matthau)

 

Queste due frasi perchè sintetizzano molto bene quello che ho detto fino ad ora.. il rapporto medico paziente deve basarsi sull' "umanità", sulla comprensione.. sulla compassione che letteralmente significa Patire con, patire insieme.

Il medico deve accompagnare come fedele e dotto amico il paziente, deve stargli accanto, la freddezza è una componente che andrebbe totalmente esclusa dalla medicina.

Il medico non è Dio, e non deve credere di esserlo. Come dice Voltaire, il medico non guarisce, il medico aiuta, cerca di facilitare la guarigione, ma il suo compito è quello di stare accanto al paziente, un suo pari che soffre ed ha paura.

 

 

 

 

 

 

 


30 novembre 2010: LA FORZA DELLA MENTE di Mike Nichols, USA 2001, 99'

 

Che ti senti di dire dopo aver visto questo film?

Il titolo del film è la forza della mente, la forza della razionalità. E' vero la professoressa è stata forte, ha superato gli otto cicli di chemioterapia, ma poi quando arriva a livelli estremi di sofferenza la razionalità crolla,la forza sparisce, non basta più.

E' facile rimanere freddi, formali, distaccati quando si ha la salute dalla propria parte, quando ci si sente forti..ma la sofferenza,la sofferenza cambia dentro e fuori, non lascia indifferenti, ma scalfisce e penetra in profondità.

La professoressa durante il film dice più volte quanto ama le parole, il loro suono, la loro imponenza e magnificenza, ma quando comincia a soffrire dice: quanto vorrei che ora smettessero con questi paroloni, con questi grandi termini e grossi discorsi e invece usassero un po' di gentilezza, si di gentilezza.

La sofferenza muta le persone!

Due anni fa, a Ravenna, dove vivo,è morta una ragazza di leucemia, si chiamava Francesca come me e aveva la mia età.

Ha passato la vita a fare del bene agli altri, lavorava, ma dava buona parte del suo stipendio in beneficenza.

E' stata una persona che ha cambiato la vita a molte persone, e ha vissuto davvero la sua vita.

La malattia l'aveva spinta a fare ancora di più, a consumare le sue ultime energie per gli altri.

Morta a 19 anni, giovanissima, ma lei ha vissuto davvero.

 

La visione del film che riflessioni ha indotto sulla tua idea della professione medica?

I medici in questo film sono interessati solamente alla ricerca,a battere i record, fanno sempre le stesse domande di circostanza, senza che importi davvero la risposta che viene data.

La prof è solo una cavia utile per il laboratorio e niente di più. La prof è malata e sta morendo, e dato che la sua forza d'animo inevitabilmente crolla ha bisogno di aiuto, di supporto e di amore soprattutto, di gentilezza.. ma cosa ottiene? rimane sola, nessuno la va mai a trovare, tranne la sua vecchia professoressa, e non ha amici.

La figura del medico è davvero molto molto deludente in questo film, non tanto per il fallimento nella cura (il cui esito, in realtà, era già certo), ma per il fallimento, il flop totale sul lato umano, sul rapporto col paziente.

Mi piacerebbe diventare medico oncologo perchè porta il medico a contatto con una delle sofferenze più grandi che ci sono, con una malattia che logora e consuma..ma che proprio per questo fa cambiare le persone.

I malati terminali, i sofferenti hanno una grande verità  da insegnare agli altri, e i medici hanno la fortuna di poterla vedere, sentire e toccare con mano tutti i giorni per questo devono stare attenti a non farsela sfuggire! I malati, chi è vicino alla morte, insegnano a vivere, a non sopravvivere solamente..

Ma quei medici nel film sono più morti della professoressa: quando la prof cambia, quando comincia a voler davvero bene agli altri comincia a vivere.

 

 

 

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Sally cammina per la strada senza nemmeno....
....guardare per terra
Sally è una donna che non ha più voglia
....di fare la guerra
Sally ha patito troppo
Sally ha già visto che cosa....
"ti può crollare addosso"!
Sally è già stata "punita"...
per ogni sua distrazione o debolezza...
per ogni "candida carezza"...
"data" per non sentire....l'amarezza!
senti che fuori piove
senti che bel rumore...
Sally cammina per la strada sicura
senza pensare a niente!
....ormai guarda la gente
con aria indifferente...
....sono lontani quei "momenti"...
quando "uno sguardo" provocava "turbamenti"..
quando la vita era più facile...
e si potevano mangiare anche le fragole....
perché la vita è un brivido che vola via
è tutt'un equilibrio sopra la follia....
..........sopra follia!
senti che fuori piove
senti che bel rumore...

Ma forse Sally è proprio questo il senso...il senso...
del tuo "vagare"...
forse davvero ci si deve sentire....
alla fine....un Po' male!....
Forse alla fine di questa "triste storia"
qualcuno troverà il coraggio
per affrontare "i sensi di colpa"...
e CANCELLARLI da questo "viaggio"....
per vivere davvero ogni momento.....
con ogni suo "turbamento"!....
e come se fosse l'ultimo!

Sally cammina per la strada..."leggera"...
ormai è sera...
"si accendono le luci dei lampioni"...
"tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni"..
ed un pensiero le passa per la testa
"forse la vita non è stata tutta persa"...
forse qualcosa "s'è salvato"!!...
forse davvero!...non è stato "poi tutto sbagliato"!
"forse era giusto così!?!"....
........eheheheh!.........
forse ma forse ma si....
cosa vuoi che ti dica io
senti che bel rumore

 

 

Ho ascoltato questa canzone molte volte, ma mi colpisce sempre.

Mi è venuta in mente subito guardando questo film, Sally è malata e esce di casa con occhi diversi, con uno sguardo nuovo..inizialmente pieno di tristezza e rassegnazione, poi quello sguardo si posa su quei fortunati che hanno ancora tanto tempo davanti a loro e allora nasce la solidarietà dettata forse un po' dai rimpianti.. "Carpe diem, non sprecate il tempo, vivete ogni attimo pienamente sia che sia felice sia che sia triste,ma vivetelo, assaporatelo" e poi per finire lo sguardo cade sulla sua vita, su tutto ciò che ha fatto e vissuto finora e allora nasce la gioia e la speranza che forse, forse anche la sua vita è non è poi stata così priva di senso, così vuota..

Questo è un po' quello che succede a chi soffre, soprattutto a chi sa di avere rimasto poco tempo.

Il problema è che molte volte ci si accorge di aver vissuto la vita per finta, senza metterci noi stessi e allora che si fa? il tempo passa e non si può tornare indietro.. però si può cambiare, c'è sempre tempo per diventare migliori, per cominciare a vivere, che siano dieci giorni o dieci anni.

Anche la prof nel film è cambiata, è diventata più umana, più donna e meno autoritaria, ha cominciato a vivere.

 

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MEDICI PER LA VITA di

 

Che ti senti di dire dopo aver visto questo film?

Questo film mette in luce una delle grosse e dolorose piaghe che affliggevano la società a metà del novecento: il razzismo, la credenza che il colore della pelle possa davvero significare che uno è più intelligente e meritevole di rispetto e l'altro invece è solo un animale.

Il problema è che nonostante la nostra società abbia fatto dei passi da gigante in questi ultimi anni queste credenze non sono state del tutto debellate.

Oggi i ragazzi o le persone nere sono automaticamente catalogati come poveri-sofferenti mentre loro vedono i bianchi come i ricchi.

Quante volte sul treno quando c'è la possibilità di sedersi vicino ad un ragazzo nero o ad uno bianco la gente si siede di fianco al ragazzo nero??

Anche inconsapevolmente c'è questa discriminazione forte nei confronti di chi è diverso. Ma in fondo non siamo tutti diversi? Abbiamo facce, capelli, corpi, pensieri sentimenti passioni diverse.. Ognuno è unico e irripetibile..e per questo dovremmo discriminarci a vicenda?

 

La visione del film che riflessioni ha indotto sulla tua idea della professione medica?

Per diventare medico sono necessarie due cose fondamentali: avere un minimo di cervello e desiderare ardentemente l'essere in grado di aiutare il prossimo, il paziente, chi ci sta di fronte.

Importa essere bianco nero giallo o blu? direi proprio di no e Vivien nel film lo ha dimostrato essendo il primo medico (che in realtà in mano non aveva nessuna laurea..ma come ho detto aveva passione e un po' di cervello) a trovare la tecnica per operare al cuore.

In africa i medici che ci sono devono lavorare in condizioni che noi nemmeno ci sognamo, eppure continuano e lottano per salvare tutte le vite che riescono.

Un medico per essere davvero tale deve eliminare qualsiasi minimo pensiero di razzismo.. come può essere un buon medico se fa differenze fra africani europei cinesi, maori..? Un medico deve aiutare chiunque, deve entrare nella cultura, deve imparare ad apprezzarne le differenze, a sfruttarle per capire meglio come vive il paziente, le sue abitudini così da fare una diagnosi migliore.

 

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Io, uomo nero, quando sono nato ero Nero
Tu, uomo bianco, quando sei nato, eri Rosa
Io, ora che sono cresciuto, sono sempre Nero
Tu , ora che sei cresciuto sei Bianco
Io, quando prendo il sole sono Nero
Tu, quando prendi il sole sei Rosso
Io, quando ho freddo sono Nero
Tu, quando hai freddo sei Blù
Io, quando sarò morto sarò Nero
Tu quando sarai morto sarai Grigio

 

E tu mi chiami uomo di colore!!!

Questo è per dimostrare che se gli altri sono diversi e ci sembrano strani anche noi sembriamo strani a loro!!

Perchè non sfruttare le differenze per cooperare, per costruire un'ospedale migliore, per trovare un nuovo modo di curare  i malati usando le conoscenze delle varie culture?

Si dovrebbe mirare a questo e si avrebbe di certo un mondo migliore.

 

 

 

L'OLIO DI LORENZO di

 

Che ti senti di dire dopo aver visto questo film?

 

E' ammirevole e commovente vedere l'amore smisurato e la dedizione che i genitori Odone avevano nei confronti del loro figlio. Oggi la nostra società tende ad arrendersi e a voler evitare le situazioni di dasagio, di disabilità.. molte gravidanze con complicazioni non vengono portate al termine per paura dello sconosciuto, perchè non si accetta la disabilità, si dice soffrirebbe troppo, c'è paura, tanta paura, soprattutto la paura di non farcela a sopportare e a vivere in una situazione così.

Questo film può essere un monito, un appello al  fatto che la vita ha sempre senso, ha sempre un significato profondo, anche quando a viverla è una persona come Lorenzo, dipendente in tutto da tutti, quasi totalmente incapace di comunicare e condannato secondo i medici a morte certa.

La vita è bella ed è degna di essere vissuta in tutte le sue forme.

 

 

La visione del film che riflessioni ha indotto sulla tua idea della professione medica?

I medici a volte devono imparare dai genitori. I medici vedono i pazienti in ambulatorio, li vedono durante la visita, a volte per quei giorni in cui stanno in ospedale, ma comunque per poche ore, ma chi davvero vive con loro, chi li vede ogni giorno, chi li sostiene in qualsiasi momento è il papà, è la mamma.

Loro percepiscono ogni minima variazione, ogni piccolo cambiamento fisico o psicologico, nel tono della voce o nel respiro. Certo non ne capiscono le cause o le motivazioni, ma vedono anche cose piccolissime.

Per questi motivi è indispensabile che il medico cooperi attivamente con i familiario, lui è il depositario delle informazioni medico-scientifiche, ma i parenti sono i dottori della quotidianità, delle piccole cose.

L'integrazione porta a una cura di certo più completa e giusta.

 

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C'è un altro film che si intotala Misure Straordinarie che parla di due genitori che lottano con tutte le loro forze per trovare un farmaco per curare la malattia fatale che ha colpito i loro figli, Megan e Patrick.

Anche loro lottano per amore dei loro figli, fanno debiti giganteschi e mettono in gioco tutto pur di salvarli.

L'amore è paziente,
è benigno l'amore;
non è invidioso l'amore,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell'ingiustizia,
ma si compiace della verità. 
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta. 
L'amore non avrà mai fine".

Questi genitori incarnano e vivono nella loro vita tutto questo.

Sono da prendere ad esempio e da ammirare.

 

 

19 Aprile 2011: PATCH ADAMS di Universal, USA 1998, 115'


Che ti senti di dire dopo aver visto questo film?
Come penso si sia capito leggendo i miei commenti.. Patch Adams è il mio film preferito e su questo non ci sono dubbi.

Potrei vederlo venti volte, una dietro l'altra senza stancarmi mai.

Questo film è stato ed è tuttora la mia forza e la mia motivazione..

Sognavo di fare medicina dalle scuole medie, e da lì non ho più cambiato idea, avevo deciso, sarei diventata medico.

Quante volte mi hanno chiesto perchè proprio il medico? perchè una facoltà così impegnativa? Perchè non una cosa più breve, meno stressante? In fondo ci sono così tante cose che puoi fare..e poi ancora: Ma lo sai che è lunga? Bisogna studiare tanto..

La mia risposta è sempre stata la stessa: certo potrei, ma non c'è nient'altro che io desideri fare.

Patch Adams è stato un film, ma forse è meglio definirlo un comapagno di viaggio che in tutti questi anni mi ha dato la forza di proseguire,

Dopo la maturità e il primo test di ammissione fallito ho passato un anno difficile.

Guardo spesso Patch Adams, soprattutto nei momenti in cui sono scoraggiata, in cui la fatica si fa sentire e le motivazioni vacillano leggermente..e dopo averlo guardato la grinta ritorna!

Sembra una sciocchezza, ma è così.

Patch Adams incarna il medico che vorrei diventare io, con la stessa grinta e gioia nel cuore, con lo stesso ardente amore per i pazienti e con la sua stessa "eccessiva felicità".

Signore (rivolto al presidente), io voglio fare il medico con tutto il mio cuore. Io volevo diventare medico per assistere il mio prossimo, e per questo ho perso tutto,… però così ho anche guadagnato tutto. Ho condiviso le vite dei pazienti e anche del personale dell’ospedale, abbiamo riso insieme e anche pianto insieme. Questo è ciò che voglio fare nella mia vita. Voi potete impedirmi di prendere il titolo e il camice bianco, ma non potete controllare il mio spirito, non potete impedirmi di apprendere, non potete impedirmi di studiare. A voi la scelta: avermi come collega di lavoro, passionale, oppure avermi come voce fuori dal coro, sincera e determinata. In entrambi i casi verrò forse considerato una spina, ma vi assicuro una cosa, sarò una spina che non riuscirete a togliere”.

Ogni volta che arriva questo punto nel film mi commuovo perchè dice le stesse cose che ho provato e che provo riguardo l'idea di diventare medico.

 

La visione del film che riflessioni ha indotto sulla tua idea della professione medica?

Uso il termine in senso lato, ma un medico non è qualcuno che aiuta qualcun altro? Quando il termine “medico” ha preso un’accezione reverenziale? A che punto della storia un medico è diventato più di un caro e dotto amico che curava e visitava gli infermi? Voi mi chiedete se esercito la medicina, se questo vuol dire aprire la porta a chi ha bisogno, a chi è sofferente, accudirlo, ascoltarlo, se è questo fare il medico, allora mi dichiaro colpevole”. Il presidente: “Se uno dei suoi pazienti morisse?” “Cos’ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po’ di umanità, decenza, e, Dio non voglia, perfino di umorismo? Signori, il vero nemico non è la morte, vogliamo combattere le malattie? Allora combattiamo la più terribile di tutte, l’indifferenza. […] è sbagliato quello che insegnate nelle vostre lezioni, la missione di un medico non deve essere solo prevenire la morte, ma anche migliorare la qualità della vita. Ecco perché se si cura una malattia si vince o si perde, e se si cura una persona vi assicuro che si vince, qualunque sia il risultato della terapia. Qui vedo oggi un’aula piena di studenti di medicina. Non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire dal miracolo della vita, vivete sempre con stupore il glorioso meccanismo del corpo umano. Questo deve essere il fulcro dei vostri studi e non la caccia ai voti che non vi daranno alcuna idea del tipo di medico che potrete diventare. […] e coltivate l’amicizia di quelle stupende persone che vedete in fondo all’aula, infermiere, che possono insegnarvi, stanno con la gente tutto il giorno e hanno un patrimonio di conoscenza da dividere con voi. E così fate con quei professori che non sono morti dal cuore in su.

Uso le sue parole perchè non ne saprei trovare di più  adatte. Patch Adams ha capito il vero motivo per cui una persona dovrebbe scegliere di fare il medico, fa di questa professione la sua missione.

Si batte e lotta per il prossimo e dimostra con l'esempio che i suoi metodi non solo sono ottimi dal punto di vista della serenità e della pace che donano al paziente, ma danno anche risultati ottimali sul piano medico come ad esempio la Signora che viene portata a fare il bagno nella piscina piena di spaghetti che poi ritrova la vitalità e ricomincia a mangiare o come il signore malato di cancro che muore in pace e felice, senza tirare padelle alle infermiere.

Ha vinto su tutti i fronti e spero tanto che i futuri medici e i medici di oggi comincino a seguire il suo esempio..allora si che avremmo un mondo migliore.

 

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Dichiarazione del manifesto dell'associazione internazionale dello schifo
clown

Tutti sono i benvenuti a venire e a dedicarsi ad amare gli altri, per il
piacere di farlo e per un mondo che possa essere libero da violenza e
ingiustizia, prendendosi cura in maniera dolce e giocosa di tutte le
persone, in tutto il mondo. Noi accogliamo tutti così che tutti possano
trovare la parte di sè più amorevole e giocosa. Accogliamo tutti anche
perchè noi sentiamo che il mondo sta soffrendo per la continua ricerca di
soldi e potere e abbiamo cominciato a sentire che questo può essere cambiato
con delle strategie d'amore, se fatto da abbastanza persone. Storicamente
non è mai stato sperimentato molto (ad eccezione delle donne). Noi pensiamo
che essere clown crei un constesto dove chiunque possa esplorare le proprie
strategie d'amore con la più grande varietà, perchè riguarda tutte le
persone, in tutto il mondo. Fare tutto questo ha qualcosa di incantevole; ci
si imbatte in una leggerezza, in una semplicità del flusso d'amore e di
divertimento. Sembra una delizia diversa, con un gruppo di nuovi e vecchi
amici. E' estremamente semplice, tutto ciò che devi fare è essere
amichevole, indossando un costume. Aggiungi capacità e trucchi, sii curioso
e creativo. Io sottopongo la mia ricerca di foto di clown "in ricerca" sul
campo. Noi proponiamo che una persona diventi ufficialmente uno schifo clown
quando ha svolto 100 ore di lavoro sul campo, dimostrandolo con 5 foto,
delle quali almeno una deve essere classicamente "schifo". Un clown schifo
può scegliere di farlo ovunque e in qualsiasi momento. Un clown schifo può
essere disgustoso, rozzo (ma gentile), intontito, goffo, divertente, strano,
scoreggiante, può mettere in mostra la propria biancheria o peggio...il
culo. Non si ha però l'intenzione di far del male. Nella cultura dei Nativi
Americani questo personaggio è chiamato "il contrario". Nel mondo
Occidentale, il buffone, il matto del villaggio, che significa che egli
userà le scoregge in qualsiasi momento (o sarà contento che che qualcuno
l'abbia fatto). Il punto è usare la sensibilità, la compassione per esibirsi
in un costume da clown, come un buffone per promuovere le molte celebrazioni
della vita e per alleviare il dolore. Noi sentiamo che il mondo necessita di
più amore dimostrativo che mai, i clown schifo sono prove d'amore e i
chimici per creare un'atmosfera comune di leggerezza e benvenuto. Questo
avviene sempre più facilmente con una larga partecipazione, ed è il motivo
per il quale ci piace viaggiare con tutti. Con le loro età, capacità,
storie, diventa un gruppo casuale di estranei (o vecchi amici che sono
differentemente dei viaggiatori) e diventano poi una troupe di nuovi amici
che va ad amare le persone in tutto il mondo. Abbiamo l'abitudine di farlo
grauitamente. Noi possiamo immaginare un mondo dove tutti si prendono cura
di tutti. In un mondo del genere questo tipo di lavoro si potrebbe chiamare
un raggio di sole. Questa non è una professione ma un atto di cittadinanza.
Chiunque scopra di essere uno di noi, va ovunque voglia andare e fa il clown
per 100 ore, in pubblico. Se alla fine di tutto questo, scopre di amarlo, si
proclama da solo "clown schifo". Schifo, chiunque può farlo, ma nessuno DEVE
farlo. 
Fallo gratuitamente e ama tutte le persone.

Solo uno schifo,
Patch

 

Questo manifesto è stato scritto da Patch in persona e secondo me riassume un po' quella che deve essere la regola del clown..ovvero non ci sono regole.

Non c'è bisogno di corso, laurea, abilità innate o chissà quale qualità per essere clown, non c'è un luogo prestabilito, o un momento fissato..

Ciascuno può essere clown in qualsiasi momento della sua vita e ovunque egli si trovi.

Essere clown non vuol dire nascondersi dietro una maschera, trovare il vestito buffo e usarlo per nascondercisi dentro.. non è un modo per conformarsi; anzi è il modo in cui ogni persona, a modo suo, può condividere con gli altri il proprio lato diverso, il lato un po' più folle, ma non forzato.

Ogni clown costruisce il vestito da sè e può essere un clown più espansivo o più introverso, che parla tanto o poco, c'è bisogno di tutti!

L'unica indicazione che viene data è quella di lasciarsi andare, di lasciare entrare i sentimenti nel cuore, lasciarsi travolgere dall'amore per l'altro e poi tutto viene da sè.

Due volte ho fatto il clown in ospedale ed è stata un'esperienza meravigliosa, ti sembra di fare zero e nonostante questo vieni ricompensato molto più di quanto ti meriti.

Spero di continuare ad essere la Dottoressa Rolli per sempre, sia nella vita di tutti i giorni che in ospedale quando un giorno sarò dottore.

 

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