Con questo intervento vorrei approfittare dell'opportunità fornitami dalla creazione di questo blog, per rendere partecipi di un fatto di primaria importanza in Italia, le persone che non conoscono il problema del nucleare. Tuttavia con questo primo intervento non mi propongo di affrontare le tematiche riguardanti gli svantaggi o gli eventuali vantaggi del nucleare, che magari affronterò in seguito, bensì i provvedimenti adottati dal governo in questo campo. A che scopo? Perchè, sebbene sia fondamentale parlare di inquinamento, bilancio energetico, effetti sull'economia ecc, è sicuramente importante anche evidenziare come viene affrontato un problema che ci riguarda dal governo che ci rappresenta. Tanto per iniziare chiariamo che l'8\9 Novembre 1987 si votò in Italia per cinque quesiti referendari di cui tre inerenti il nucleare. I risultati del referendum portarono di fatto all'abbandono, da parte dell'Italia, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico. Da quel momento furono fermate le centrali presenti sul suolo italiano nel rispetto della volontà popolare espressa dalla votazione. Nonostante ciò in seguito vennero adottati una serie di provvedimenti che col rispetto della volontà popolare ebbero ben poco a che fare. Il 14 Novembre del 2003 venne varato il decreto legge n.314, secondo cui tutti i materiali nucleari presenti in Italia sarebbero stati trasferiti in un deposito nazionale da realizzare nel comune di Scanzano Jonico entro cinque anni a cura di un Commissario generale. Tuttavia avvenne la mobilitazione delle popolazioni lucane e di quasi la totalità delle regioni italiane contro l’imposizione del sito di Scanzano Jonico, forse perchè conscie della pericolosità delle scorie radioattive il cui tempo di decadimento varia dalle centinaia alle centinaia di migliaia di anni, forse e soprattutto perchè consapevoli del fatto che per rendere sicuro un deposito ed effettuare le rivelazioni necessarie qualunque paese impiega circa venti anni e non cinque. Ma il popolo si era dimenticato di un'arma efficacissima di cui ampio uso fu fatto nel Novecento: la politica di emergenza. Così circa un mese dopo venne approvata la legge n.368 di conversione del decreto precedente. Grazie alla legge n.368 la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari venne attribuita ad un decreto emesso dal presidente del consiglio, il deposito nazionale venne considerato opera di difesa militare e vennero stabilite misure di compensazione economica per i comuni e le provincie coinvolte. Da questo appare ovvia la natura dei provvedimenti adottati dal governo: nel clima generale del pericolo per gli attentati terroristici, viene dichiarato il deposito nazionale opera di difesa militare. In tal modo è stato possibile giustificare il calpestamento della volontà popolare manifestata con la mobilitazione e l'attribuzione al governo di decisioni che anche secondo i trattati europei devono essere prese da organismi senza sfondo politico, con l'urgenza di proteggersi dagli attentati terroristici. Infine l'attribuzione al campo militare permise di trascurare la campagna di informazione e la dichiarazione dello stato d'emergenza nucleare permise di far passare in secondo piano la nomina a Commissario di un militare (alla faccia della tecnocrazia) mentre enti professionali in materia di certo non mancavano (ENEA, CNR, per esempio), il tutto proprio mentre veniva decisa la guerra contro l'Iraq. Infine nel 2008 è stato varato il dl 1441 secondo cui il governo, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative procedure, è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti i criteri per la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione elettrica nucleare, per i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e per la definizione delle misure compensative minime da corrispondere alle popolazioni interessate (la così detta monetizzazione del rischio). In definitiva con questo probabilmente noioso intervento ho voluto evidenziare come le mosse del nostro governo si siano distaccate sia dalle normative dell'UE in materia del nucleare (Gli Stati membri istituiscono un'autorità di sicurezza. A livello di organizzazione, struttura giuridica e decisioni, essa deve essere indipendente da qualsiasi altro organismo o organizzazione, pubblico o privato, incaricato della promozione o dell'uso dell'energia nucleare), sia dalle competenza di un governo democratico, di fatto ignorando i risultati del referendum dell'87
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