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Corso di informatica - Software Open Source

Page history last edited by Trapani Marco 11 years, 3 months ago
  • Un nuovo modo di produrre il software

    Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione nelle modalità di produzione del software. Già negli anni '70 iniziò ad essere chiaro che il software era destinato a rivestire un ruolo di importanza strategica nell'industria. Fu infatti in quegli anni che nacque il concetto di "software proprietario" con il quale si intende che al cliente viene ceduta solo la componente esecutiva e non i codici necessari per capire come siano realizzate le varie funzionalità.

    Si trattava di un concetto che tutto sommato in altre attività produttive era scontato: a nessuno sarebbe venuto in mente di pretendere le caratteristiche progettuali di un'automobile al momento dell'acquisto. Le varie competenze necessarie alla fabbricazione delle automobili confluivano le aziende di produzione e là vi rimanevano confinate.

    Il software ha invece la particolarità di essere un prodotto volatile e di presentare meno passaggi intermedi fra la progettazione e la realizzazione nel senso che un programmatore trova nel suo computer tutti gli strumenti necessari per trasformare un codice in un programma eseguibile. Non ci sono di mezzo catene di montaggio, assemblaggio di componenti fisici diversi e via dicendo. Inoltre, oggi si può dire che il software può essere prodotto direttamente in un ambiente che possiamo identificare senza mezzi termini con Internet.

    Si è sviluppata così una vastissima comunità di sviluppatori che ha dato vita ad un modello produttivo assolutamente inedito. È doveroso ricordare che tale modello produttivo è stato immaginato da un ricercatore genialoide e un po' visionario: Richard Stallman, ricercatore presso il celebre laboratorio di "intelligenza artificiale" del MIT fra il 1975 ed il 1985.

    A questo fantasioso ma tenace ricercatore dobbiamo la precoce e lucida definizione di un modello di sviluppo diverso da quello che sembrava dovesse inesorabilmente evolversi nell'ambito della produzione industriale convenzionale.

    La visione di Stallman conduceva all'individuazione di una etica dello sviluppo e diffusione del software in base alla quale l'autore deve impegnarsi a diffondere in chiaro il codice consentendo a chiunque di modificarlo successivamente per migliorarlo. Stallman giustificava questo modello con l'asserzione che il software è un prodotto dell'ingegno umano e come tale deve essere considerato un patrimonio comune e, quindi, non deve essere assoggettato ad alcuna restrizione nella sua diffusione.

    Stallman si preoccupò anche di creare (per svolgere tale attività, nel gennaio 1985, rinunciò anche al suo posto di ricercatore presso i laboratori del MIT) un'organizzazione per la tutela del software prodotto secondo questo modello, la Free Foundation Software (FSF) ed uno strumento per proteggere il software prodotto in questo modo, la General Public Licence (GPL).

    Più precisamente si prevede che chi riceve un programma coperto da GPL abbia quattro tipi di libertà:

    1. eseguire il programma
    2. studiare il funzionamento leggendone il codice
    3. ridistribuire a sua volta il codice
    4. migliorare il codice e ridistribuirlo.

    Secondo la FSF, tali diritti derivano da una question etica e non hanno niente a che vedere con il fatto che il software sia distribuito a pagamento o meno. Per quanto esista una cospicua quantità di software distribuito con la licenza GPL (per esempio il sistema Linux è distribuito con la licenza GPL) ha finito con il prevalere una tipologia che va sotto il nome di Open source (a codice aperto) con la quale non si pone tanto l'enfasi sugli aspetti etici quanto sugli aspetti di natura tecnica ed economica inerenti alla libera distribuzione del software. Con il termine Open source si comprende senz'altro il codice GPL ma anche qualsiasi altro tipo di software rilasciato insieme al suo codice. Commentando il contesto economico ed industriale attuale è senz'altro appropriato riferirsi tout-court al software Open source.

  • Impatto del software open source

    È opportuno innanzitutto riferire alcune cifre per evidenziare l'entità del fenomeno. Attualmente il software Open source, partito come abbiamo visto da istanze etiche e con modalità in stridente contrasto con la prassi industriale consolidata, basata sulla stretta osservanza del diritto di proprietà, costituisce un elemento estremamente rilevante con il quale anche le più importanti realtà economiche della Information Technology (IT) devono fare i conti.

    Esistono applicazioni di ogni tipo nell'ambito dell'offerta Open source; si può dire tuttavia che il motore della crescita esplosiva del codice Open source sia costituito dal sistema operativo Linux che da prodotto dell'iniziativa spontanea di un giovane studente, Linus Torwalds è diventato forse il più robusto ed affidabile sistema operativo esistente: il 60 % dei cosiddetti web servers diffusi nel mondo è sostenuto dal sistema Linux. Questo significa che ogni volta che fate un click con il mouse in una pagina Web avete il 60 % di probabilità di accedere ad una macchina Linux.

    Sembra incredibile ma la crescita di Linux è giunta ad un punto tale da influire pesantemente sul destino dei più importanti attori della IT dividendoli in vincitori e perdenti in relazione al grado di accettazione della nuova tecnologia. Si può tranquillamente affermare che Linux sia un eclatante esempio di "disruptive technologies".

    Larry Ellison, l'attuale CEO (Chief Executive Officer) della Oracle, la seconda più grande azienda software (e maggiore produttore di software per la gestione dei data base), ama spiazzare i propri interlocutori. Nel Marzo 2003 si è riesibito in questa sua caratteristica attaccando il suo antico nemico, la Microsoft, prima azienda software del mondo. Microsoft - ha dichiarato - ha rischiato di essere "cancellata dalla faccia della terra" da Linux, il sistema operativo open-source liberamente disponibile sviluppato da Linus Torwalds, un programmatore finlandese e un gruppo di appassionati. Anche se forse questa dichiarazione è un po' drastica, essa contiene un germe di verità perché la crescita di Linux sta effettivamente cambiando le dinamiche del business dei computer: alcuni dei titani dell'industria software ne beneficiano pesantemente mentre altri ne vengono danneggiati pericolosamente.

    L'attrazione di Linux è evidente: è liberamente disponibile, al contrario dei sistemi operativi quali Windows della Microsoft e Solaris della Sun. Gira su quasi tutti i computer a vantaggio della compatibilità, flessibilità ed ulteriori riduzioni dei costi.

    Linux è utilizzato principalmente nei server, i computer che stanno al centro delle organizzazioni per gestire posta elettronica, pagine web, condivisione delle informazioni e stampa. Computer equippaggiati con Linux possono anche essere riunite in "clusters" per ottenere le prestazioni di un supercomputer a costi estremamente ridotti.

    Linux ha ancora un impatto marginale nella fascia più alta del "business computing" che comprende settori quali quello della gestione degli addebiti delle telocomunicazioni o della prenotazione delle linee aeree. Tuttavia sta avanzando constantemente in questi settori. Inizialmente impiegato da aziende informatiche, ora viene utilizzato da aziende quali Merril Linch, Verizon e Boeing. Un rappresentante di un'azienda specializzata (Linuxcare) nel supporto alle grandi imprese che intraprendono la transizione a Linux sostiene che il 2001 è stato l'anno dell'indagine sull'adozione di Linux, il 2002 l'anno dei progetti pilota ed il 2003 l'anno della transizione reale al nuovo sistema. Un recente rapporto della Gartner, specializzata in indagini di mercato, conclude che "le imprese iniziano a considerare Linux come un'alternativa vantaggiosa rispetto a Unix e Windows".

    La Sun Microsystem, uno dei maggiori produttori di server, è l'azienda che ha subito le maggiori perdite in seguito alla diffusione di Linux. Il prodotto Solaris è considerato una delle più apprezzate interpretazioni di Unix, il sistema operativo che tipicamente equipaggia i server di fascia alta. Tuttavia per molte applicazioni sta emergendo che Solaris può essere tranquillamente sostituito da Linux. Accade così che in moltissimi casi si preferisce utilizzare un economico PC con Linux al posto di un costoso computer con Solaris.

    Il fenomeno è cresciuto al punto tale da minacciare l'esistenza stessa della Sun constringendola ad includere la nuova tecnologia nemica nella propria offerta. Nel 2002 Sun ha lanciato il proprio server equipaggiato con Linux ed ora i server Sun sono offerti con ambedue i sistemi consentendo ai clienti una morbida transizione da Linux a Solaris laddove richiesto. Molti osservatori sono tuttavia scettici sul futuro di Sun.

    Il colosso dell'informatica, IBM , insieme a Hewlett-Packard e Dell, ha tratto invece vantaggio dalle circostanze ponendo tempestivamente sul mercato server con Linux. La IBM ha adottato Linux nel 1999 (nel 2000 ha investito 1 milione di dollari in Linux) che viene ora offerto su tutte le fasce di computer, ,dal più piccolo PC al più grande mainframe. Grazie a queste iniziative IBM ha incrementato le vendite di mainframe grazie ad un nuovo sistema mediante il quale un singolo mainframe può ospitare decine di piccoli server Linux virtuali. Così grandi aziende in possesso di un mainframe hanno potuto liberare intere stanze piene di server Unix.

    Inaspettatamente, Linux ha fornito la soluzione di un problema che affliggeva la IBM da anni: un sistema operativo che unificasse tutte le proprie linee produttive. è così che Linux sta favorendo le aziende che si basano sulla diversificazione tecnologica e tende invece a punire quelle che spingono una sola tecnologia a spese di altri, quali Microsoft o Sun.

    Dobbiamo quindi concludere che la Microsoft sta per essere annientata da Linux? Non ancora. La posizione di Microsoft deriva dal dominio del suo sistema operativo Windows che gira sul 90% di quei computer che si trovano sulle scrivanie di tutti gli uffici del mondo. Tuttavia per Microsoft l'espansione di Windows anche nel mondo dei server, inzialmente dominato da macchine Unix, era considerata fondamentale. L'operazione aveva avuto inizialmente successo perché i server Windows erano più economici dei server Unix. I problemi per Microsoft sono sorti quando è emerso che i server Linux sono ancora più economici dei server Windows.

    Inoltre, Windows è la piattaforma sulla quale i virus si diffondono più facilmente mentre i server equipaggiati con Linux sono generalmente più sicuri. Microsoft sta cercando di correre al riparo ponendo una versione di Windows per i server pù economica e rendendo il codice sorgente disponibile alle istituzioni goverantive perché possa essere esaminato. Questa misura, del tutto inedita per un'azienda che ha sempre custodito gelosamente i codici, trova la sua motivazione nella preferenza che molte pubbliche amministrazioni hanno preferito Linux perché questo consente di ridurre i costi, di migliorare la gestione grazie alla trasparenza del software Open source e di ridurre un legame obbligato con singole imnprese fornitrici.

    La conseguenza più probabile di questi eventi e che gli utenti dispongono ora della scelta fra Linux, che è economico ed affidabile, e Windows, più ricco di orpelli attraenti, ben integrato con altri prodotti Microsoft e più facile da usare per utenti meno tecnicamente preparati ma più costoso. In generale quindi più che essere sconfitta Microsoft vede ridursi il ruolo di vincitore assoluto mentre nel mercato dei server Microsoft ha trovato in Linux un reale forte competitore.

    La reale minaccia cui Microsoft si sente esposta trapela anche dai comunicati diffusi in questi ultimi anni ove si descrive l'avvento dell'Open source come di un qualcosa che potrebbe distruggere interamente l'industria commerciale. Secondo i quadri della Microsoft, i software Open source di maggiore successo, quali Linux, Apache (motore di web server) o MySQL (database), riducono l'incentivo delle industrie ad innovare con la conseguente stagnazione ed infine il collasso della produzione industriale.

    Il disegno di questo scenario è in realtà unilaterale. L'innovazione software nasce in realtà nelle università e nelle piccolissime aziende emergenti (start-ups), non nelle grandi aziende. È signifcativo il fatto che Microsoft sta cercando di diffondere queste idee tramite una lobby denominata "Initiative for Software Choice" con la speranza di dissuadere le publiche amministrazioni dall'adottare il software Open source.

  • Codice a sorgente aperto nelle pubbliche amministrazioni , Nel corso dell'ultimo lustro i governi di numerosi paesi nel mondo hanno preso posizione nei riguardi del fenomeno Open source con una generale tendenza a prendere in considerazione anche l'offerta Open source nell'acquisizione di software per le pubbliche amministrazioni. Quasi tutti i governi si sono mossi designando una commissione di esperti per eseguire un'indagine conoscitiva sul fenomeno. Questo è accaduto in Regno Unito, Danimarca, Belgio, USA, Nuova Zelanda, Sud Africa, Argentina, Perù, India, Germania, Cina, Corea del Sud.

    La lista è probabilmente destinata ad allungarsi. In Italia il MIT (Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie) ha incaricato una commissione di esperti di eseguire un'indagine che, in seguito ad un lavoro di circa sette mesi, ha prodotto un circostanziato documento dal titolo "Indagine conoscitiva sul software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione".

    Sintetizzando, si può affermare che tutte queste iniziative sono unanimi nell'affermare che:

    1. le pubbliche amministrazioni devono prendere in considerazione anche i prodotti Open source nelle acquisizioni di nuovo software
    2. deve comunque prevalere un criterio del tipo "value for money" per giustificare la scelta di qualsiasi tipo di soluzione, nel senso che la scelta deve basarsi sul valore reale ottenuto a fronte di tutti i costi.

    La dimostrazione dell'importanza di tali iniziative è data dall'intensa azione di lobbying che la Microsoft ha intrapreso nei confronti delle pubbliche amministrazioni dei vari paesi. Tale attività di lobbying è sostenuta mediante un'organizzazione creata appositamente, la "Initiative for Software Choice" (ISC) che cerca di fare leva principalmente sul concetto di "value for money" mettendo in evidenza ed enfatizzando tutti gli oneri meno palesi che l'impiego delle soluzione Open source può comportare. Concetto che peraltro tutte le istituzioni pare abbiano adottato.

  • Proposte e raccomandazioni del documento italiano

    Il documento proposto dalla commissione del MIT è particolarmente esteso e circostanziato. Ecco alcuni dei punti punti più rilevanti che in esso sono messi in evidenza per quanto riguarda l'acquisizione di nuovi pacchetti software all'interno delle pubbliche amministrazioni

    • Non si dovrebbe mai escludere o penalizzare il software Open source purché la scelta sia sempre subordinata al criterio "value for money"
    • Il software sviluppato appositamente per una organizzazione pubblica deve sempre rimanere in piena proprietà dell'organizzazione medesima (anche se non necessariamente proprietà esclusiva)
    • All'interno delle pubbliche amministrazioni deve essere favorito il riutilizzo del software già sviluppato per altre organizzazioni pubbliche così come deve essere favorita la diffusione di informazioni relative a precedenti esperienze di successo

       

    • Tutti i pacchetti acquistati con licenza proprietaria devono essere disponibili in forma aperta al fine di consentire ispezioni e verifiche del codice
    • Tutti i documenti prodotti devono essere memorizzati e resi disponibili in almeno un formato libero
    • Il software sviluppato per il settore pubblico e le licenze acquistate deveono potere essere liberamente trasmissibili da un'amministrazione all'altra

     

  • Bibliografia dei siti relativi alle aziende citate

     

  • Bibliografia relativa all'introduzione del software open source nelle P.A.

    La prima voce del seguente elenco si riferisce alle iniziative intraprese dalla Microsoft per contrastare il crescente interesse delle pubbliche amministrazioni per il software Open source.

     

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