Never ending school
Iscriversi ad una laurea specialistica dopo i trent’anni, dopo un master, dopo mille lavori a progetto è divertente. Non ci sono, o non dovrebbero più esserci, tutta una serie di pressioni quali il tempo, il voto, dimostrare qualcosa a qualcuno. Quando hai capito sulla tua pelle che il tempo non è danaro, che il voto non è la misura della cultura di una persona, quando non devi dimostrare niente perchè chi ti sta accanto ti ama per quella che sei allora forse puoi davvero goderti il viaggio.
Puoi scegliere qualsiasi mezzo di locomozione, anche un monopattino. Puoi fare due passi avanti e cinque di lato, andare a vedere cosa c’è dove nessuno ti ha obbligata ad andare.
L’insegnante non è solo un concentrato di nozioni ma una bussola che aiuta a riorientarsi continuamente senza togliere la libertà di muoversi e di sbagliare.
E cominci a scrivere su un quaderno virtuale, senza tempo nè materia, dove non devi lasciare pagine bianche se decidi di svolgere prima un compito piuttosto che un altro.
Un quaderno che non ha inizio nè fine prestabiliti.
Come la vita.
viaggioalterminedellanotte.wordpress.com/2008/12/21/never-ending-schoolnever-ending-school/
Walls:
Muri che separano la realtà scolastica da quella reale, muri “universitari” che imprigionano come spesso può fare l’uso ossessivo e non corretto di una tecnologia. Credo che sia proprio qui il problema e allo stesso tempo una sua possibile risposta. Noi tutti, ogni giorno, utilizziamo sempre più nuove tecnologie che ci aiutano nei compiti più disparati mentre, allo stesso tempo, diventiamo in qualche modo dipendenti da quelle già “assimilate”. Ormai quasi più nessuno può fare a meno di un collegamento internet o del telefono cellulare. Ma quando è che questi amici tecnologici si trasformano in “protesi identitarie” e rischiano in qualche modo di alienarci dalla realtà ?. Beh non è semplice rispondere. Credo però, che l’utilizzo di metodi e tecniche innovative nel nostro “reale quotidiano”, universitario o meno, non debba mai farci perdere di vista il calore di una “vera realtà”, che a mio parere rimane fatta di scambi interpersonali, sociali, e non soltanto virtuali. Per quanto riguarda la mia esperienza personale credo che il momento in cui una tecnologia faccia bene il proprio compito sia quando riesce a far relazionare l’individuo con il proprio presente senza ingabbiarlo. Nell’ultimo anno un social network semplice da utilizzare come Facebook mi ha permesso di raddoppiare il numero di amici presenti alle feste che organizzo, un computer da due soldi, con una ancora più economica connessione internet, mi permettono di rimanere in contatto con i miei parenti e compagni riuscendo a mandare avanti il mio progetto universitario anche se mi trovo all’estero. Per l’università il discorso non cambia, il metodo “classico” di apprendimento non può essere accantonato in nome di una cieca e pericolosa fiducia nei mezzi elettronici ma, allo stesso tempo, il mondo universitario non deve e non può rimanere immobile ad osservare una realtà che cambia radicalmente, rischiando di restare schiacciato dall’orgoglio di chi, anche se si accorge di dover cambiare, non vuole farlo per rimanere fedele ai propri principi “ accademici
scattlebrain.blogspot.com/2008/11/assignment-1-walls.html
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