Insegnare Apprendere Mutare

 

Due parole agli indecisi e ai timorosi

Page history last edited by Andreas Formiconi 1 yr ago

Sicuramente vi saranno alcuni di voi, forse non pochi, che tituberanno a partecipare a questo percorso e le cause dell'esitazione potranno essere molteplici. Qui di seguito scrivo qualche riga per coloro che esitano

 

  1. perché temono di non essere adeguatamente preparati tecnicamente
  2. perché ritengono che sia necessario dedicarvi una quantità di tempo che temono di non avere
  3. perché in queste pagine non trovano riferimenti all'accreditamento ECM.

 

Questo percorso sul piano della metodologia ha molte cose in comune con quello che offro come insegnamento di informatica di base ai vari Corsi di Laurea della Facoltà di Medicina. La differenza fondamentale sta nel fatto che in questo caso manca una lezione frontale che consenta di creare l'atmosfera adatta a rassicurare gli indecisi. Proprio per questo scrivo queste righe pur sapendo che non potranno risolvere completamente il problema ma potranno forse mitigarlo un po'. In altre parole spero di recuperare almeno qualcuno dei titubanti.

 

E cosa posso fare con la sola parola scritta? Penso che la cosa migliore sia citare i risultati dei corsi dove ho applicato lo stesso metodo e, in particolare le opinioni degli studenti che hanno partecipato.

Coloro che fossero interessati a conoscere meglio la metodologia possono leggere le pagine perché e come del mio blog e un articolo (.doc) che ho recentemente   scritto sull'argomento insieme a Maria  Grazia Fiore e che ho incluso fra le letture facoltative del percorso.

 

Per quanto concerne il fatto generale di affrontare un corso basato molto più sull'iniziativa personale e sull'acquisizione di autonomia piuttosto che sullo studio di un programma preordinato di argomenti, il sondaggio di fine corso eseguito fra gli anni accademici 2001/02 e 2006/07 su di una popolazione  che si aggira fra 4000 e 5000 studenti ha rivelato il 90% di pareri positivi.

 

Nell'anno accademico 2007/08, nel quale è stata completata la transizione verso la modalità WEB 2.0, nel sondaggio finale ai corsi del II semestre il gradimento  è risultato pari a 3.3 in una scala 1-4 (8.25 in una scala fino a 10).

 

I dati completi li trovate nell'articolo succitato e sono indubbiamente importanti nella loro obiettività ma i numeri non dicono tutto. Sono cosciente che questa affermazione può sembrare controcorrente in un epoca dominata dalla tecnologia e dall'economia dove sembra che le verità possano essere espresse solo mediante numeri al fine di  garantire obiettività.

 

Trovo che la realtà sia troppo complessa perché si possa descrivere tutto in termini numerici e per quanto niente impedisca che lo si possa sempre fare spesso l'espressione numerica che ci possiamo concedere impone che si accettino delle approssimazioni drammaticamente grossolane che, in ultima analisi, finiscono col rendere inutili se non fuorvianti i risultati numerici.

 

Questo preambolo per sottolineare come il dato eclatante che i numeri, ancorché ottimi, non riescono ad esprimere è l'entusiasmo indotto negli studenti ed il feeling che si è stabilito fra studenti professori. In tutte le attività che sono imperniate sulle relazioni umane, come nel caso del rapporto studente-professore o del rapporto paziente-medico, l'empatia gioca un ruolo fondamentale e questa è una cosa troppo complicata perché si possa pensare di misurarla affidabilmente.

 

Allora qui vi voglio fare sentire la voce di alcuni di questi ragazzi, raccogliendo alcune affermazioni qua e la nei post che hanno scritto nei loro rispettivi blog a proposito dell'esito del corso. Li ho scelti con l'idea di dare un'idea dell'atmosfera che si è creata. La raccolta completa dei messaggi è comunque disponibile in una pagina condivisa in Internet.

 

  • (da tirsi.wordpress.com) Per prima cosa vorrei dire che io rientravo in quel famoso 10% di persone che avevano il terrore solo nel premere il tasto “accensione” e adesso posso sinceramente dire di non essere diventato un genio dell’informatica ma avere almeno appreso gli strumenti basilari per condurre in modo piacevole e meno stressante il rapporto col computer e Internet.
  • (da !!!HUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA!!!) Grazie davvero prof di averci fatto un po’ esprimere in santa pace e averci fatto allontanare da quella quotidianità che sono ormai diventati gli esami, tantissime pagine da studiare a memoria di cui ci resta ben poco dopo aver preso il nostro voto.....per questo esame le assicuro che la cosa sarà molto diversa!!!!!
  • (da definitelyfreethinker.blogspot.com) Non che il web 2.0 c'azzecchi per forza qualcosa con la Medicina (e comunque c'azzecca molto!) ma perchè la mentalità che c'è dietro al web 2.0 rientra in quella che secondo me dovrebbe essere la formazione umana alla professione medica…
  • (da http://yamanotenorikae.blogspot.com/) Andreas Formiconi è un Maestro - ricordando le parole di De Bernard - non tanto in virtù di chissà quali competenze, quanto per l'aver capito che educare e formare significa mettere in mano alle persone in formazione degli strumenti con le sole istruzioni necessarie ad azionarli. Esatto: libertà di utilizzo degli strumenti col solo vincolo della piattaforma. Ragazzi, io ho imparato.
  • (da blob-blogche.blogspot.com) E posso dire che è stato strano, questo corso d’Informatica. Diverso, completamente diverso da quello che finora mi ero ritrovata ad affrontare. E dire che io, con il mio lavoro, dovrei esserci abituata alle innovazioni… Eppure, quando il prof ha detto: “Okay ragazzi, fate un blog!”, la prima cosa che ho pensato è stata: “Okay prof, prima però passi sul mio cadavere”... E così, nonostante tutto, l’ho fatto: ho aperto un blog... E per la prima volta non mi sono sentita una macchinetta che ripete a catena, ma una persona. In un oceano di libri, una volta tanto, ho trovato una goccia di splendore.
  • (da blackmamba11.wordpress.com) L’idea del blog mi è piaciuta da subito. Se non altro per la possibilità di interagire con gli altri studenti e con il professore stesso fuori dall’ambito universitario… Il corso di informatica infatti è andato ben oltre l’ambito universitario : si è parlato dell’uso del linguaggio, del rapporto tra studenti e professori, del rapporto medico-paziente…
  • (da eternamente-paranoica.blogspot.com) Ma la bellezza di tutto non è stata solo la "novità", che si sa, di per sè, è spesso positiva...anche perchè se questo metodo fosse esteso a più materie credo che la mia euforia sarebbe sempre la stessa e non svanirebbe una volta svanito il fresco stupore della novità...

 

In particolare il primo dei brani che ho riportato è simile a tanti dove si esprime lo stupore per avere avuto la sensazione di avere imparato molto di più in un (per)corso dove si trattava di fare autonomamente delle cose che spesso sembravano quasi un gioco e dove i contenuti ed il programma del corso erano quasi invisibili.

 

E sono molti gli studenti che descrivono come al disorientamento iniziale dovuto all'assenza dell'usuale sequenza lezioni-studio-verifica si sia progressivamente sostituito il piacere dell'apprendimento spontaneo.

 

Ebbene, quindi, coloro di voi che titubano perché intimoriti dagli strumenti e dagli ambienti inusuali dico: lasciatevi andare un po' all'avventura e provate a porvi nello spirito del gioco anziché in quello dello studio. E a coloro che obiettano che queste sono cose adatte ai giovani che hanno la mente fresca dico: siete fuori tempo massimo amici, questo ragionamento poteva forse essere valido nell'ottocento e in parte del novecento, oggi tutti concordano sul fatto che lavorare in qualsiasi settore richieda sempre più l'attitudine ad apprendere per tutta la vita. L'apprendimento fa parte della vita dell'uomo nella società della conoscenza. Non è il lavoro che nobilita l'uomo ma la capacità di apprendere.

 

A chi invece ritiene di non avere il tempo disponibile rispondo con due argomenti. Il primo è che di tempo ce n'è tanto. Da inizio settembre a fine marzo sono 7 mesi, più di mezz'anno. Considerato inoltre che ciascuno può seguire il proprio ritmo e scegliere i propri tempi e che in pratica non esistono fasi sincrone eccetto gli incontri finali, l'obiezione della scarsa disponibilità di tempo si indebolisce molto.

 

Il secondo argomento, che è in buona parte conseguente al primo, prende le mosse dal fatto che se c'è un cosa che oggi manca allo studente universitario questa è proprio il tempo. L'evoluzione dell'università verso una scuola che sia al passo con le esigenze della società si è attuata in larga parte giusto aumentando la quantità delle cose da studiare e frammentandole al punto tale che quasi tutti i corsi di laurea, brevi o lunghi che siano, assomigliano molto ad una corsa ciclistica a tappe. Basta cogliere qualche occasione per discorrere con i propri studenti o con i propri figli, beninteso  con l'intento reale di capire e cercando di  non rimanere intrappolati negli stereotipi dei ruoli, e ci si rende subito conto che con questo tipo di insegnamento non vi è spazio per l'effettiva interiorizzazione dei concetti e per l'acquisizione di un pensiero autonomo. Insomma, in questa università non si impara a pensare.

 

Ebbene, i ragazzi che hanno affrontato il nuovo percorso di informatica sono riusciti a gestire meglio il tempo. Se la maggior parte di questi studenti, che vivono in perenne affanno temporale ossessionati dalle scadenze di studio ce l'hanno fatta allora, secondo me, ce la può fare chiunque.

 

E infine due parole sulla terza ragione di titubanza causata dal fatto che in queste pagine non si trovano riferimenti all'accreditamento ECM. Il motivo è molto semplice perché nel momento in cui sto scrivendo queste note non so nemmeno io quale sarà l'accreditamento ECM. Infatti per la sua particolare natura questo percorso inizia con un notevole anticipo rispetto alle normali procedure di attivazione del congresso, ivi comprese le pratiche di accreditamento delle attività didattiche. Naturalmente, appena gli estremi di accreditamento ECM saranno noti provvederò ad aggiornare adeguatamente queste le pagine.

 

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